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Secondi della tradizione milanese

Ossobuco alla milanese: ricetta, taglio e tempi di cottura

Illustrazione a china: tre fette di ossobuco con l'osso al centro in un tegame, con prezzemolo e scorza di limone

L’ossobuco alla milanese è un taglio trasversale di geretto di vitello, di circa 4 cm, infarinato, rosolato nel burro, sfumato con vino bianco e brasato nel brodo per un’ora e mezza circa; si finisce con la gremolada di limone, prezzemolo e aglio. Il pomodoro divide le fonti: tre ricette su otto lo mettono, quattro no.

L’essenziale

  • Il vino bianco compare in 7 ricette su 8; non lo usano né l’Accademia Italiana della Cucina né Artusi.
  • Il pomodoro è presente in 3 ricette su 8, facoltativo in 1, assente in 4; Artusi lo mette.
  • Limone e prezzemolo sono nella gremolada di 8 ricette su 8; l’acciuga in una sola, quella dell’Accademia.
  • Solo 3 fonti su 8 indicano lo spessore della fetta: 4 cm, 4 cm e 3–4 cm.
  • Il Comune di Milano ha riconosciuto l’ossobuco come De.Co. nel 2007, senza fissarne la ricetta.

Perimetro Questa pagina è per chi prepara l’ossobuco in casa per quattro persone e vuole sapere quale versione scegliere e perché. Non tratta l’abbinamento con il risotto, che ha la sua pagina sul blog, e il procedimento è ricostruito dalle fonti, non testato in redazione.

Dosi per quattro
4 fette di geretto di vitello da 250–400 g ciascuna, secondo le fonti
Tempi
da 55 minuti a oltre 90 minuti di brasatura
Stagione
autunno–inverno secondo la scheda del sito
Prima attestazione scritta
non ancora individuata; Artusi, n. 358, lo attribuisce già ai Milanesi (1891)
Fonti confrontate
8 ricette pubblicate + Artusi
Data del confronto
2 ottobre 2026

Quale taglio chiedere al macellaio?

Schema a china di una fetta di ossobuco: l'osso con il midollo al centro, i fasci muscolari intorno e una barra che ne indica lo spessore

Tutte le fonti partono dal geretto di vitello, cioè la parte bassa della zampa, tagliato di traverso in modo che l’osso con il midollo resti al centro. Artusi, al n. 358, lo descrive come « un pezzo d’osso muscoloso e bucato dell’estremità della coscia o della spalla della vitella di latte »: per lui vanno bene la zampa posteriore e quella anteriore.

Le fonti moderne preferiscono la posteriore, ma solo due lo scrivono. Il Cucchiaio d’Argento chiede il « geretto posteriore »; BuonaLombardia, il portale della Regione, scrive « meglio se posteriore ». Le altre sei non lo precisano.

Lo spessore è indicato da tre fonti su otto: 4 cm per l’Accademia Italiana della Cucina e per Divina Milano, 3–4 cm per il Cucchiaio d’Argento. Il peso a pezzo va da 250 g (BuonaLombardia, GialloZafferano) a circa 400 g (Divina Milano).

E se la fetta è più sottile?

Nessuna fonte del confronto indica tempi per fette più sottili di 3 cm. La scheda del sito avverte che i tempi vanno letti sulla tenerezza della carne, non solo sull’orologio.

In bianco o al pomodoro: che cosa dicono le fonti?

È la divergenza principale. Su otto ricette pubblicate, tre mettono il pomodoro: l’Accademia Italiana della Cucina (« 1 pomodorino spellato e tritato, ovvero una punta di salsa di pomodoro »), il Cucchiaio d’Argento (un cucchiaio di concentrato) e la versione firmata da Stefano Caffarri sullo stesso sito. Divina Milano lo lascia facoltativo, un cucchiaino di passata nel brodo. Quattro ricette sono in bianco: BuonaLombardia, MilanoToday, Dissapore e GialloZafferano.

Artusi, al n. 358, tira l’ossobuco a cottura « con acqua e sugo di pomodoro o conserva ». La versione più antica del confronto, dunque, il pomodoro lo ha.

BuonaLombardia dà una ragione storica alla versione in bianco: la ricetta settecentesca sarebbe stata senza pomodoro, aggiunto solo dalla fine del Settecento. La pagina non cita il documento su cui si basa; la riportiamo come affermazione della fonte, non come fatto accertato.

Con quattro fonti contro tre, e una che lo lascia libero, il confronto non permette di dichiarare una versione « giusta ». Seguiamo la versione in bianco, maggioritaria di una fonte, e indichiamo la dose di pomodoro dell’Accademia per chi preferisce l’altra.

Vino, brodo e grasso: dove le ricette concordano

FonteVinoBrodoGrassoPomodoro
Artusi n. 358 (1891)noacquaburrosì
Accademia Italiana della Cucinanodi carne, 1 mestoloburro 50 gsì, poco
BuonaLombardia (2017)bianco, 1 bicchierenon precisatoburro 60 gno
MilanoToday (2013)bianco, 1 bicchierevegetaleburro 60 gno
Divina Milano (2019)bianco, 1 bicchierevegetaleburro 80 g o oliofacoltativo
Cucchiaio d’Argento (2022)bianco secco, ½ bicchieredi carneburro 40 gsì, concentrato
Cucchiaio d’Argento, S. Caffarri (2014)bianco secco, 1 dlvegetaleburro 60 g + oliosì
Dissapore (2022)bianco secco, 1 bicchieredi carne, 1 lburro 40 gno
GialloZafferanobianco, 50 gdi carneolio 50 g + burro 40 gno

La tabella mette a confronto otto ricette e Artusi su quattro variabili. Il vino bianco è la regola nelle fonti moderne, sette su otto; mancano solo l’Accademia e Artusi. Il burro c’è in tutte; tre ricette lo affiancano o lo sostituiscono con olio d’oliva. Il brodo si divide a metà: tre di carne, tre vegetali, due non precisano. Artusi usa l’acqua.

La farina è presente in tutte e otto le ricette moderne, per infarinare la carne prima della rosolatura. Artusi la usa diversamente: un pezzetto di burro « intriso nella farina » aggiunto in cottura per legare il sugo. BuonaLombardia la dichiara non più obbligatoria.

Che cosa va nella gremolada, e quando?

Limone con una striscia di scorza, prezzemolo e uno spicchio d'aglio su un tagliere, accanto a una grattugia

Limone e prezzemolo sono nelle otto ricette; l’aglio anche, ma in Dissapore compare solo nell’introduzione e non nella lista degli ingredienti. L’Accademia aggiunge un’acciuga; BuonaLombardia, MilanoToday e Dissapore aggiungono salvia e rosmarino. Divina Milano cita l’acciuga come variante ammessa.

Artusi non usa la parola gremolada e non mette aglio: insaporisce il sugo passato con « buccia di limone tagliata a pezzettini » e « un pizzico di prezzemolo tritato prima di levarlo dal fuoco ». È già il principio della gremolada, a fine cottura e fuori dal lungo umido.

Sul momento le fonti concordano: la gremolada entra alla fine, a fuoco spento o pochi minuti prima del servizio. Le proporzioni e la preparazione hanno una pagina dedicata sul blog.

Quanto deve cuocere l’ossobuco?

I tempi pubblicati vanno da circa 55–60 minuti (GialloZafferano) a 90 minuti e oltre (Accademia, Divina Milano, Caffarri, Dissapore). Il Cucchiaio d’Argento indica da un’ora a un’ora e mezza. BuonaLombardia e MilanoToday non danno un tempo di brasatura; Artusi nemmeno.

Il procedimento ricostruito dalle fonti segue quattro passaggi.

  1. Incidete la pellicina attorno alla fetta in due o tre punti, perché non si arricci in cottura; infarinate leggermente.
  2. Rosolate nel burro su entrambi i lati, a fuoco medio.
  3. Sfumate con il vino bianco, se seguite la versione maggioritaria, e lasciatelo evaporare.
  4. Bagnate con brodo caldo a metà altezza, coprite e cuocete a fuoco basso, aggiungendo brodo se il fondo si restringe, finché la carne cede alla forchetta.

Il primo passaggio, l’incisione della pellicina, non è in tutte le fonti; lo riportiamo perché evita che la fetta si deformi, come spiega la scheda del sito.

Perché il midollo conta?

Il midollo al centro dell’osso è ciò che distingue il taglio. Il Comune di Milano, nel registro delle Denominazioni Comunali, descrive l’ossobuco come un piatto « a base di stinco di vitello, cotto lentamente e spesso accompagnato dal risotto alla milanese » e indica la presenza del midollo come « uno degli elementi distintivi della preparazione ». L’ossobuco è iscritto nel registro dal 2007, con il risotto alla milanese, la cassoeula, il panettone e la michetta (pagina del Comune, consultata il 2 ottobre 2026).

Il registro non fissa una ricetta: non dice nulla su pomodoro, vino o gremolada. Una pagina che presentasse « l’ossobuco De.Co. » come una ricetta ufficiale affermerebbe più di quanto il documento contenga.

Il risotto alla milanese accompagna l’ossobuco in sei ricette su otto; due non ne parlano. La pagina del risotto alla milanese confronta le versioni del riso.

Gli strumenti per questo piatto

Per organizzare i tempi, il calendario dei piatti milanesi colloca l’ossobuco nel periodo autunno–inverno indicato dalla scheda; per il risotto che lo accompagna usate il calcolatore di risotto. La scheda pratica riporta dosi e passaggi.

Da leggere poi

Gli articoli del blog che approfondiscono questo piatto, nella categoria Secondi della tradizione milanese:

  • Gremolada: cos’è e come si prepara per l’ossobuco milanese
  • Ossobuco in bianco o al pomodoro: le due versioni milanesi
  • Ossobuco con risotto: il piatto unico della tradizione milanese

Tutti gli articoli su Secondi della tradizione milanese

Fonti consultate

  1. Pellegrino Artusi, La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene, n. 358 « Osso buco », edizione Project Gutenberg n. 59047.
  2. Accademia Italiana della Cucina, « Ossobuco alla milanese ».
  3. Regione Lombardia, BuonaLombardia, « Ossobuco alla milanese », 6 dicembre 2017.
  4. Edoardo Bossi, MilanoToday, « Ricetta dell’òssbus », 27 maggio 2013.
  5. Antonella Colombo, Divina Milano, 10 dicembre 2019.
  6. Il Cucchiaio d’Argento, « Ossibuchi alla milanese », 2022.
  7. Stefano Caffarri, Il Cucchiaio d’Argento, « Ossobuco alla milanese in gremolada », 2014.
  8. Dissapore, « Ossobuco alla milanese », 11 ottobre 2022.
  9. GialloZafferano, « Ossobuco alla milanese ».
  10. Comune di Milano, registro De.Co..

Confrontate il 2 ottobre 2026 otto ricette pubblicate e la versione di Artusi. Due fonti (BuonaLombardia e MilanoToday) hanno dosi quasi identiche e potrebbero derivare da un’origine comune; la ricetta Caffarri indica il pomodoro in modo diverso tra ingredienti e procedimento; Dissapore omette la gremolada dalla lista degli ingredienti. Non sono state lette le ricette di Gambero Rosso e La Cucina Italiana, non accessibili alla data del confronto. Il procedimento è ricostruito dalle fonti citate e non è stato testato dalla redazione. Il sito non ha alcun legame con ristoranti né con il precedente titolare del dominio.

Diario degli aggiornamenti

  • — Pubblicazione della pagina con il confronto di otto ricette, di Artusi e del registro De.Co.