Un progetto editoriale indipendente, fatto con cura e un po’ di burro.Come lavoriamo

Contenuto redatto con l’assistenza dell’intelligenza artificiale.

Secondi della tradizione milanese

Cotoletta alla milanese: ricetta con l’osso e burro chiarificato

Illustrazione a china: costoletta impanata con l'osso su un piatto, uno spicchio di limone, forchetta e coltello su un tovagliolo

La cotoletta alla milanese è una costoletta di vitello con l’osso, battuta, passata nell’uovo intero non salato e nel pangrattato, poi fritta nel burro e salata solo alla fine. Sette ricette su nove usano burro chiarificato; la scheda De.Co. del Comune di Milano chiede invece burro normale, 100 g per quattro.

L’essenziale

  • L’osso è presente in 9 ricette su 9; la scheda De.Co. vuole costolette « tagliate alte quanto l’osso ».
  • Il burro chiarificato è in 7 ricette su 9; burro normale nelle altre due, nella scheda De.Co. e in Artusi.
  • L’uovo intero è in 9 ricette su 9; nessuna usa i soli tuorli.
  • Il sale va alla fine in 8 ricette su 9; la scheda De.Co. scrive « non salare ora, per non togliere tenerezza alla carne ».
  • I tempi per lato vanno da 2–3 minuti a 7–8 minuti, secondo lo spessore.

Perimetro Questa pagina è per chi prepara la cotoletta con l’osso in casa e vuole sapere quale versione seguire. Non tratta l’orecchia d’elefante, il confronto con la Wiener Schnitzel né il burro chiarificato fatto in casa, che hanno le loro pagine sul blog, e il procedimento è ricostruito dalle fonti, non testato in redazione.

Dosi per quattro
4 costolette di vitello con l’osso, 2 uova, pangrattato, 100 g di burro, sale, un limone (scheda De.Co. 2008)
Tempi
da 2–3 a 7–8 minuti per lato secondo lo spessore e la fonte
Stagione
tutto l’anno secondo la scheda del sito
Prima attestazione scritta
contesa: i « lombolos cum panitio » del 1134 non sono accettati da tutti gli studiosi; la scheda De.Co. indica Sorbiatti, 1855, come prima ricetta « alla milanese »
Fonti confrontate
9 ricette pubblicate + Artusi (n. 538) + scheda De.Co. del Comune di Milano
Data del confronto
2 ottobre 2026

Che cosa prescrive la scheda De.Co. del Comune di Milano?

Il Comune di Milano ha riconosciuto la cotoletta alla milanese come Denominazione Comunale nel 2008 (registro De.Co.). La scheda allegata alla delibera, oggi leggibile solo in copia d’archivio, è l’unico testo del confronto che fissa una procedura.

Per quattro persone indica quattro « costolette di vitello, tagliate alte quanto l’osso », 100 g di burro, due uova, « pane grattugiato grosso, appena preparato con pane secco », sale e un limone. La carne viene « dal quadrello (carrè) » di vitelli della Brianza, e ogni costoletta « deve avere l’osso cui la carne aderisce in banderuola ».

La procedura è breve: incidere la pelle esterna e appiattire con il batticarne, passare nelle uova « sempre senza sale » tranne il manico, poi nel pangrattato; cuocere nel burro che « non deve soffriggere », mantenendo un « colore biondo », per « sette od otto minuti per parte »; salare solo dopo. La scheda aggiunge che sono « ottime anche gustate fredde ».

Che cosa la scheda non dice

Diversi siti attribuiscono alla scheda De.Co. uno spessore di 3–4 cm, un taglio « tra la prima e la sesta costola » e il burro chiarificato. Nel testo della scheda nessuna di queste tre regole compare: il burro è burro, e lo spessore è « quanto l’osso ».

Burro o burro chiarificato?

Qui le ricette moderne si allontanano dalla scheda. Sette su nove friggono nel burro chiarificato: il Cucchiaio d’Argento nelle sue due versioni, Scatti di Gusto, Divina Milano, Cookist, la versione di Max Mariola pubblicata da MilanoToday e GialloZafferano. L’Accademia Italiana della Cucina e La Cucina Italiana usano burro normale, come la scheda De.Co. e Artusi.

Le quantità variano molto: da 100 g (Accademia) a 450 g di burro chiarificato (Cucchiaio d’Argento, 2023). Più grasso significa una frittura più profonda; la scheda De.Co., con 100 g per quattro, descrive una cottura in poco burro tenuto biondo.

Il burro chiarificato regge temperature più alte senza bruciare, ed è la ragione per cui le ricette moderne lo preferiscono. La scheda risolve lo stesso problema con la sorveglianza: il burro « non deve soffriggere ». Seguiamo la maggioranza delle ricette per la tenuta in cottura, e indichiamo la versione De.Co. per chi vuole il testo del Comune.

Quale spessore, e va battuta?

Schema a china di una costoletta con l'osso vista di lato, con una barra che ne indica lo spessore e un batticarne sopra

Quattro ricette su nove danno uno spessore in centimetri: 1,5–2 cm dopo battitura (Cookist), 2–3 cm (Divina Milano), circa 3 cm (Cucchiaio d’Argento 2023), 3–4 cm (Scatti di Gusto). Due ricette, come la scheda De.Co., scrivono « alta quanto l’osso ».

Sette ricette su nove battono la carne, quasi sempre leggermente; Scatti di Gusto non la batte e la lascia riposare 30 minuti in frigorifero; MilanoToday non lo precisa. Artusi, al n. 538, va nella direzione opposta allo spessore: spiana le costolette « con la lama di un grosso coltello per allargarle e ridurle sottili ».

La versione sottile e allargata ha un nome proprio, l’orecchia d’elefante, citata da tre ricette su nove; ha una pagina dedicata sul blog.

FonteSpessoreBattutaGrassoTempo per lato
Scheda De.Co. (2008)alta quanto l’ossosìburro 100 g7–8 min
Artusi n. 538sottilesì, spianataburronon indicato
Accademia Italiana della Cucinacarne e osso di uguale spessoresìburro 100 g5 min
La Cucina Italiana (2015)alta quanto l’ossoleggermenteburro 150 g2–3 min
Cucchiaio d’Argento (2023)circa 3 cmleggermenteburro chiarificato 450 g2–3 min
Cucchiaio d’Argento (2009)non indicatosìburro chiarificato5–6 min
Scatti di Gusto (2016)3–4 cmnoburro chiarificato 170 g6–8 min
Divina Milano (2020)2–3 cmleggermenteburro chiarificato 150–170 g2–3 min
Cookist (2025)1,5–2 cmsìburro chiarificato 250 g3–4 min
MilanoToday, M. Mariola (2023)spessa, aperta a portafoglionon indicatoburro chiarificatonon indicato
GialloZafferanonon indicatoleggermenteburro chiarificato 300 gcirca 4 min

La tabella mette a confronto la scheda De.Co., Artusi e nove ricette su quattro variabili. Il tempo per lato segue lo spessore: le ricette a 2–3 cm stanno sui 2–3 minuti, quelle a 3–4 cm salgono a 6–8.

Uovo, pangrattato e sale: in che ordine?

Le fasi della panatura disegnate in sequenza: la costoletta nell'uovo sbattuto, poi nel pangrattato, poi in padella nel burro

Tutte e nove le ricette usano l’uovo intero; nessuna i soli tuorli. Due precisano che l’uovo non va salato, come la scheda De.Co.; Cookist ne aggiunge un pizzico; Mariola sala solo l’uovo. Una sola ricetta, quella di Mariola, infarina la carne prima dell’uovo; una sola, GialloZafferano, fa una doppia panatura.

Il pangrattato viene da pane secco nella scheda De.Co. e in quasi tutte le ricette; Divina Milano accetta anche grissini tritati, Mariola il panko. Artusi scrive soltanto « panatele ». Il sale va alla fine in otto ricette su nove.

Artusi, al n. 538, propone una versione più ricca: prima dell’uovo stende su un lato della costoletta un battuto di prosciutto, prezzemolo, parmigiano e, se ci sono, tartufi; per cinque costolette, 50 g di prosciutto e due cucchiaiate colme di parmigiano. Nessuna delle ricette moderne la riprende.

Il procedimento ricostruito dalle fonti segue cinque tappe.

  1. Incidete la pelle esterna in due o tre punti e battete la carne, più o meno secondo lo spessore scelto.
  2. Passate la costoletta nell’uovo intero sbattuto, senza sale, lasciando pulito il manico.
  3. Passatela nel pangrattato da pane secco, premendo perché aderisca.
  4. Cuocete nel burro, chiarificato o normale, a fuoco moderato, girando una sola volta: da 2–3 minuti per lato per 2–3 cm, fino a 7–8 minuti nella scheda De.Co.
  5. Scolate, salate e servite con uno spicchio di limone.

Da quando si chiama « alla milanese »?

La scheda De.Co. cita i « lombolos cum panitio » di un pranzo del 1134, riportati da Pietro Verri, e aggiunge essa stessa che l’interpretazione « non è accettata da tutti gli studiosi »: secondo un’altra lettura, il « panitio » sarebbe un contorno e non una panatura. La stessa scheda indica come prima ricetta « alla milanese » quella di Sorbiatti, Gastronomia moderna, Milano 1855. Non abbiamo ancora letto i due testi; li riportiamo come citati dalla scheda.

Il racconto del maresciallo Radetzky che avrebbe portato la ricetta a Vienna in una lettera al conte Attems è ripreso dalla scheda De.Co. come fatto. Il linguista austriaco Heinz-Dieter Pohl, in Die österreichische Küchensprache (2007), lo ha ricondotto a una guida gastronomica italiana del 1969, senza documento più antico. Lo trattiamo come leggenda; il confronto con la Wiener Schnitzel ha una pagina dedicata sul blog.

Gli strumenti per questo piatto

Il calendario dei piatti milanesi indica la cotoletta tra i piatti di tutto l’anno. La scheda pratica riporta dosi e passaggi in forma breve.

Da leggere poi

Gli articoli del blog che approfondiscono questo piatto, nella categoria Secondi della tradizione milanese:

  • Cotoletta milanese e Wiener Schnitzel: taglio e panatura
  • Orecchia d’elefante: la cotoletta milanese battuta sottile
  • Burro chiarificato fatto in casa: come prepararlo per friggere

Tutti gli articoli su Secondi della tradizione milanese

Fonti consultate

  1. Comune di Milano, scheda De.Co. « Costoletta alla milanese », 2008 (copia d’archivio) e registro De.Co..
  2. Pellegrino Artusi, La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene, n. 538, edizione Project Gutenberg n. 59047.
  3. Accademia Italiana della Cucina, « Costoletta alla milanese ».
  4. La Cucina Italiana, « Costoletta alla milanese », 1° luglio 2015.
  5. Il Cucchiaio d’Argento, « Cotoletta alla milanese », 3 luglio 2023.
  6. Il Cucchiaio d’Argento, « Costoletta alla milanese », 1° dicembre 2009.
  7. Emanuele Bonati, Scatti di Gusto, 17 gennaio 2016.
  8. Antonella Colombo, Divina Milano, 27 febbraio 2020.
  9. Michele Ghedini, Cookist, 24 gennaio 2025.
  10. MilanoToday, ricetta di Max Mariola, 18 ottobre 2023.
  11. GialloZafferano, « Cotoletta alla milanese ».

Confrontate il 2 ottobre 2026 nove ricette pubblicate, la versione di Artusi e la scheda De.Co. del Comune di Milano, quest’ultima letta in copia d’archivio perché il documento originale non è più in linea. Divina Milano descrive la Wiener Schnitzel come carne di maiale fritta nello strutto: l’affermazione non è stata ripresa. Le date di Verri (1134) e Sorbiatti (1855) sono riportate dalla scheda e non ancora verificate sui testi. Il procedimento è ricostruito dalle fonti citate e non è stato testato dalla redazione. Il sito non ha alcun legame con ristoranti né con il precedente titolare del dominio.

Diario degli aggiornamenti

  • — Pubblicazione della pagina con la scheda De.Co., Artusi e nove ricette a confronto.